Dublin Book Festival 2-6 marzo

A Dublino finito un festival ne comincia subito un altro. Dopo il festival del cinema che ricorre ogni anno a febbraio, ecco che dal 2 al 6 marzo si svolge il Dublin Book Festival. Il festival è ricco di eventi con pannelli di discussione con scrittori dublinesi, visite guidate della città, laboratori di scrittura, letture pubbliche di poesia e narrativa.

Sono andata alla discussione di apertura che si è tenuta alla National Library dal titolo “Dublino e il suo posto nella letteratura”, un tema appropriato se si considera che Dublino è la città natale di ben tre premi Nobel per la letteratura ed è stata designata UNESCO City of Literature solo pochi mesi fa.
L’argomento è stato discusso dal poeta Anthony Cronin (autore tra l’altro della biografia di Samuel Beckett) e dall’autore ed editore Dermot Bolger con la mediazione di Eileen Battersby, critico letterario dell’Irish Times.

Gli autori ci hanno condotto per le strade di Dublino sia dei tempi passati che del presente e spiegato che cosa significa essere uno scrittore a Dublino e che cosa gli scrittori hanno rappresentato per la città, sia quelli che l’hanno amata ma sono andati a vivere altrove (con ovvio riferimento a Joyce) sia quelli che l’hanno odiata senza mai lasciarla.
Anthony Cronin ha raccontato in toni coloriti la Dublino degli anni ’40 in cui Joyce era ancora considerato “pericoloso….un bestemmiatore e un reprobo” ma dove Yeats, morto solo pochi anni prima, era ormai riconosciuto come un grande scrittore irlandese (anche se un cattivo rimatore da alcuni).

Parlando di Dublino come tema di scrittura, sia Cronin che Bolger sono stati d’accordo nel dire che poiché la scrittura inevitabilmente subisce l’effetto delle circostanze economiche e sociali, si può parlare di tante Dublino rappresentate dagli autori in varie epoche, per cui esiste la Dublino del ’700 di Jonathan Swift, la Dublino degli anni della lotta per l’indipendenza di O’Casey, quella del primo ’900 di Joyce, etc. Con i cambiamenti della città ogni generazione di scrittori ha qualcosa di nuovo da dire e ogni scrittore ha un influsso diverso sull’immagine della città mantenendone così sempre vivo il suo stato di città letteraria.

E’ comunque significativo che Cronin e Bolger abbiano concluso che oggi Dublino, a causa dei cambiamenti degli ultimi 15 anni, soprattutto il boom economico e la conseguente immigrazione di persone da tutta Europa, sia diventata una metropoli cosmopolita e come tale fonte di ispirazione per uno scrittore non più per le sue peculiarità, ma come sottofondo per esplorare la natura umana nella sua espressione contemporanea, esattamente come Londra, New York, o Parigi. E che comunque quello che conta in fondo è la storia e che uno scrittore è “qualcuno che si getta nella corrente e che si lascia trascinare da qualunque cosa galleggi”..

Ecco il link con il programma del festival: http://www.dublinbookfestival.com/

Per domani ho scelto la discussione WRITING POPULAR FICTION e il REBELLION WALKING TOUR :-)

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